Visita alla Biennale di Architettura – Venezia

Questa estate ho visitato la Biennale di Architettura di Venezia, che esplorava il tema della periferia

Abito in campagna, alla periferia di un piccolo paese, Piedimulera, a sua volta periferia di Domodossola, probabile periferia alla lontana di Milano (un post su Milano), che forse è diventata una periferia del potere, a causa della decadenza d’Italia.
Insomma, il tema della periferia mi tocca da vicino.Nella piccola città in cui nacqui, Domodossola, vissi fino ai 20 anni in periferia.
Frequentai l’università a Milano e trovai alloggio, per un certo tempo, in via Nikolajewka al 12C.
Me lo trovò un prete, impietosito, presso una donna che vidi poco e che non ragionava. Dopo qualche tempo morì.
Dovetti sloggiare. Ma in quel lasso di tempo conobbi la periferia della grande città. Allora, una traversa di via delle Forze Armate, quasi a Baggio, era una zona desolata.
Avevo sognato le discoteche di Milano; ma non potevo uscire la sera e per far la spesa dovevo prendere il bus. Eccetera.
La periferia mi diede l’idea di una solitudine organizzata: forse perché così la vissi io. Sì, provai a dividere la stanza. Ma il mio compagno di stanza non resse: entrò in clinica e poi si impiccò.
Che la periferia sia dentro di noi? In un angolo della nostra anima, che abbiamo paura ad aprire?
L’esperienza, l’esistenza e, ora, anche la meditazione imposta dalla Biennale di Venezia.

una bella periferia con case colorate

Si può recuperare una periferia? Forse. In fondo l’attuale papa è di periferia e insiste su questo. Come fosse possibile. Si dirà: se lui non crede ai miracoli… ma noi? Dove viviamo?

Nota. Qui sopra: Luyanda Mpahlwa e Design Space Africa firmano il progetto di riqualificazione degli slum più poveri e disagiati di Capetown.

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