Recensione di Diario dell’anima

Il diario dell’anima di Claudio Barna, silloge poetica scarna, diretta, essenziale, come la lirica greca classica di cui l’autore è buon conoscitore, presenta delle brevi poesie che, per il loro contenuto moraleggiante, sentenzioso e filosofico possono iscriversi nella categoria della poesia gnomica, vale a dire una forma di poesia caratterizzata da sentenze e massime morali condensate in pochi versi per favorirne il ricordo. Nota nelle letterature orientali, come l’ebraica e l’indiana, ebbe grande diffusione nella letteratura greca.
Si esprime attraverso una forma frammentistica, in cui si condensa la sentenza proposta ad ammaestramento.
Queste liriche fulminee indagano l’esistenza dell’uomo nei suoi molteplici aspetti, spesso misteriosi ed oscuri, inafferrabili dalla ragione. Condensano meditazioni sul senso dell’esistenza, considerazioni amare sulla povertà che opprime l’uomo nell’infelicità, riflessioni sulla poesia e sulla musica. Sullo sfondo scorre inesorabile il tempo, che “corrode tutto ciò che è buono” e fugge
“come sabbia d’una clessidra rotta” e alla fine “tutto distrugge nella materia”, senza speranza.
All’uomo non è concesso neppure sognare, egli non può trovare consolazione neppure nei sogni, che come i fiori appassiti volgono rapidamente alla dissoluzione, alla morte:

I fiori sono un’altra forma di sogni
ma concreta incarnata nel reale
ma appasiscono subito ambedue.

Anche il più grande sogno dell’uomo, l’amore, è pure esso irrealizzabile:

Esiste l’amore o è un sogno  lontano
di qualche isola non ancora scoperta
se non da uccelli migranti al caldo?

Forse una consolazione, tenue, la può offire la creazione artistica musicale, poetica:

Dici: scrivi meglio di come vivi,
è che non puoi scegliere la vita
mentre la penna, oh, sì, puoi guidare.

Sono liriche ermetiche, pur nel loro linguaggio apparentemente piano. Il senso “oscuro” va ricercato dal lettore con partecipe riflessione, al di là delle metafore in cui spesso l’autore avvolge il senso delle sue riflessioni, dei suoi tempi di poesia. Perché, esorta Barna, “arrenderti lettore, al primo senso?”

Un’eco montaliana par di cogliere nella lirica:

Cosa ci sia al di là delle stelle
importa da sempre saperlo: eppure
chi sa chi sei davvero ha la risposta

foto di fattaliniRaffaele Fattalini

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