Il serpente sacro

stemma serpente lituanoIl turista in Lituania si può stupire nel trovare effigiato un serpente verde con una corona: è lo sventas zaltys, il sacro serpente. È un lascito dell’antica religione baltica che permane come folklore.
Popolarmente viene inteso, con un sorriso, come simbolo fallico; simbologia del resto presente in qualsiasi cultura, quasi come se avesse ragione Jung nella teoria degli archetipi. Dal simbolo fallico all’idea di vita: cfr. gyvate “serpente, vipera” – gyvybe “vita”.
Questa forte idea sessuale non deve stupire, perché insita nell’antica religione degli antichi Balti (cfr. l’articolo Baltic religion nella Encyclopedia Britannica).
Dall’idea di forza vitale deriva anche l’idea dei rettili come anime degli antenati: Marija Gimbutiene riferisce che nella cronica polacca di Dlugosz (XV sec.), i rettili erano, per i Lituani, Penates Dei. Occorre confrontare la data con la cronaca fino alla persistenza di culti pagani in Lituania, fine nel XVII secolo. Siamo in ambito talmente sacrale che quindi non ci si deve stupire di un dipinto di Ciurlonis, serpente nella croceil pittore (anche valente musicista) nazionale lituano, simbolista. In questo quadro (al Ciurlonijo Muzeijus di Kaunas), viene raffigurato un serpente verde che si attorciglia su una croce, al posto del Cristo.
Del resto ricordiamo l’episodio biblico nel quale Mosè salva il popolo con un serpente di bronzo.
Gioverà a questo punto vedere come viene analizzata in altre culture indoeuropee la figura del serpente. In sanscrito sarpa o ahi sono i sostantivi che indicano il serpente; ma c’è anche una forma che somiglia, per concetto, a quella lituana: il naga.
Senza soffermarsi troppo, è oggi diffusa anche in Occidente la concezione dell’energia vitale che avvolge la spina dorsale (non per niente linea del chakra) come di un serpente, la kundalini, che deve essere risvegliata.
caduceo, simbolo medicinaDalla Grecia antica ci perviene l’immagine del caduceo, ancor oggi simbolo dellla medicina, cioè di una verga con due serpenti interecciati; anche se il mito che interessa di più ora, forse, è quello di Borea: questo era il vento del Nord (Calimaco, Inno ad Artemide 114), che si poteva incarnare in un essere con un corpo che termina in serpente invece di piedi: “Borea dal corpo terminante in serpente, il Vento del Nord, era un’altra personificazione del demiurgo Ofione che danzò con Eurinome od Orizia, dea della Creazione, e la fecondò” (Graves, trad. it. 1991 p. 153).borea a coi piedi di serpente
È noto come gli abitatori dell’estremo Nord, qui veniamo ad un punto che interessa da vicino la nostra rivista, venivano chiamati Iperborei dagli antichi; ora che è chiaro che questo sostantivo, in Greco, significa “al di là di Borea”. Ora, se gli Iperborei, la beata gente preferita da Apollo, erano gli Scandinavi, mi chiedo se non si possa identificare il paese di Borea, almeno nell’ecumene di età imperiale, con i territori abitati dai Balti, ben conosciuti dalla civiltà greco-romana per la via sucina, la via dell’ambra, per tre caratteristiche: 1) Nord; 2) sacro serpente; 3) sessualità.
Dalla Baltia del sacro serpente scendiamo a Roma.
Un’elaborazione letteraria del serpente guaritore l’abbiamo nelle Metamorfosi di Ovidio, quando Esculapio, il· dio della medicina, appare nell’isola tiberina come un serpente (Ov. M. XV 622 segg.)
sigfrido uccide il dragoMa veniamo ai territori nordici: benché la figura più nota sia quella del drago Fafnir, ucciso da Sigurthr (più noto forse come Sigfrido), si deve ricordare che Sigurthr diviene molto saggio dopo aver bevuto il sangue e mangiato il cuore del serpente (le fonti in lsnardi 1991) e può così incontrare la val­chiria. È noto il simbolismo del sangue come essenza vitale e ilsimbolo del cuore è usato ancor oggi; è l’idea di mangiare come di appropriarsi. Inoltre Odino può manifestarsi come serpente, dando così il massimo di sacralizzazione dell’animale, visto come teofanico.
La stessa parola che indica il serpente, ormr, è presente in molti nomi di persona. C’è un kenningar che indica il serpente come “pesce di terra” mettendolo quindi in contatto sia con un ambiente magico, quello dell’ac­qua, sia ribattendo il suo essere ctonio (come nella cultura greco- romana). Si nota qui una differenza con le credenze baltiche, perché per i Lituani il ser­pente è un simbolo del cielo (Gimbutas).
Sembra la credenza più arcaica, come sarà stato notato leggendo quest’articolo: la nozione di forza positiva. Ancora oggi in Lituania si dice che lo sventas zaltysnon fosse velenoso. Per questo si può ricordare anche l’archeologia nei paesi Nordici: parti del corpo di serpi (vertebre, coda), sono state rinvenute tra i reperti di carattere magico risalenti all’età del bronzo (Maglehø) presso Frederikssund e Lungby, entrambe in Sjaelland, Danimarca; in Svezia, a Naerke, è stata rinvenuta una pietra runica dell’Xl secolo: le rune sono inscritte in un serpente e la pietra era al centro di una sepoltura con pietre disposte a forma di nave, come si legge in lsnardi. La stessa studiosa, a p. 574: “Il rapporto del serpe come demone con il mondo dei morti, specie con quelli che in vita furono malvagi, risente senza dubbio di concezioni cristiane”. Infatti abbiamo senza dubbio davanti agli occhi una certa lettura dei primi capitoli della Genesi, anche se il serpente sembra un animale oracolare, in quel contesto, che però poi divenne un simbolo di Satana, anche a livello maniacale nelle fobie, e comunque nell’immaginario collettivo.
Possiamo concludere quindi che la concezione lituana del serpente è estremamente arcaica per dire quanto, però, occorrono altri studi.

Articolo di Claudio Barna
pubblicato su Drakkar – Borealand – Associazione per gli scambi culturali con i paesei nordici

numero 28 – dicembre 2000

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