Il padiglione del tempo e dell’infinito

Il padiglione del tempo e dell’infinito tocca un tema di importanza capitale; anzi cruciale. Non per nulla è l’ultimo, nel quale tutto finisce; o inizia. Tale è la speranza di molti e il nostro auspicio. Ma ci rendiamo conto che di questo tema, fino a poco tempo fa, era impossibile parlare. Il tabù, asfissiante, è stato tolto ormai da anni. L’arte, quindi l’umanità, si interessa per natura dei problemi e l’analisi è quella che, attraverso loro, abbiamo tentato di fare. Sono convinto che l’arte, per essere tale, debba avere un significato, un messaggio, che quindi non tutto sia arte. Di qui, come dicevamo, che l’ultimo padiglione non sia solo una conclusione, ma un inizio, Finita la visita, la vita continua (sperandola migliore).

Edith Dekyndt, nata in Belgio, dove vive. One Thousand and One Night, istallazione. 2016. Il pulviscolo, che colpito dalla luce rimanda alla costituzione elementare del mondo, che sempre si rinnova, ma che mantiene comunque una costante inalterabile, indicata nella luce.

allestimento con uomo con scureLiliana Porte, argentina che vive a New York, El hombre con el hacha, y otras situaciones breves, 2013. Il lavoratore costretto a sminuzzare durante la giornata e durante la vita, può alzare lo sguardo? Nella scultura no, ha il capo chino, ed intento al suo lavoro. In angolo, un pianoforte capovolto e sventrato. L’arte viene accantonata , è al di fuori del processo produttivo. Eppure, ciò che avviene all’interno dell’uomo con l’ascia è ciò che potrebbe salvarlo, e rimettere il pianoforte al suo posto.

Liu Jianhua, vive a Shanghai. Square, 2014. Lastre di acciaio e catini di porcellana smaltata a vetro dorato, dimensione variabili. Il problema sollevato da questo luminoso oriente, in cui l’oro, simbolo di luce e valore, di inalterabilità, e quindi di eternità, si sposa alchemicamente col metallo, e con la porcellana, materiale squisitamente orientale. La negazione del vuoto buddista viene ad essere negazione del mondo materiale al quale ci vogliono schiavi. Un vuoto che aspetta quindi di essere riempito, foriero di particelle elementari atte a creare un mondo nuovo, appunto di oro e porcellana. Le tracce di questo nuovo mondo si trovano nell’orizzonte a due dimensioni dl terreno su cui poggiamo i piedi. Un caso in cui è piacevole tenere i piedi per terra.

Alicija Kwade, polacca, vive a Berlino. Work in progress, 2017. L’importanza rinnovata della metafisica, branca della filosofia che, nel Novecento, è stata negata dalla filosofia stessa contemporanea, ma che è stata la corrente principale dell’ìarte italiana, da De Chirco, a Carrà, a Morandi. Il tempo viene scandito secondo entità interne, così da contagiare lo spazio circostante.

Questo padiglione è il più difficile da descrivere, perché, pur abituati all’astratto, qui lo si trova alla massima potenza. Ma è appropriato. L’artista si impadronisce della parola ultima e la ritrasmette all’intorno.

So che l’arte contemporanea non è vista con particolare piacere, generalmente. Pure abbiamo voluto provare a darne un’idea. Che il paziente lettore sia ringraziato.

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