Biennale Venezia 2017 – Il padiglione degli artisti e dei libri

Il binomio non deve sorprendere: l’artista e il libro sono infatti due facce della stessa medaglia; perché il libro è un artista che parla. E un artista porta una biblioteca in sé. Può essere un artista solo chi ha letto molto. Ma per leggere occorre tempo libero. Il problema dell’ozio. C’è da notare che otium, in latino, non denota un’assoluta immobilità, ma solo il tempo libero. Se questo tempo libero viene dedicato alla conoscenza, si ha un’inclinazione all’arte, che può essere passiva, o attiva.

Fatte queste premesse, vediamo qualche proposta della Biennale. Naturalmente, non sarà possibile analizzare tutte le presenze, essendo troppe per il nostro spazio, e comunque, su questo, si può eventualmente discutere.

Comincerei con Mladen Stilinović, che ha portato una fotografia in bianco e nero di se stesso mentre dorme. Banalizzazione del tema non è, in quanto è un’ovvia critica al sistema in cui è cresciuto, quello socialista, col mito del lavoro stakanovista. D’altro canto, può essere letto anche in chiave di economia di mercato e di come l’artista rischia di essere commercializzato anche quando dorme. A me come individuo, ha dato l’idea di una metafora del sogno, metafora a sua volta della creatività.

libri uncinettoDue Filippine, Katherine Nuňez e Issay Rodriguez, hanno portato delle riproduzioni di libri fatte all’uncinetto. Il sapere ornato dell’arte, che rende ricamato un libro.

Edi Rama, artista e politico albanese, fu ministro delle cultura dal 1998 al 2000 e sindaco di Tirana dal 2000 al 2008, è esempio di come l’artista possa avere successo politico. Ha portato i suoi scarabocchi. Chi di noi non l’ha fatto? Eppure quelli di Rama sono avvincenti. Scarabocchiare sui posti lasciati liberi dalla scrittura dei libri, è stato un divertimento anche per grandi: Boccaccio amava fare dei disegnini nei suoi codici, per esempio. Nel Medioevo i libri erano ornati con disegni e colori, le miniature, a cui avvicinerei gli scarabocchi di Rama.

uomo in bilicoTaus Makhacheva ha portato se stessa in equilibrio funambolico tra due cime, che porta opere d’arte ad un museo in costruzione, stando in bilico si una fune su un crepaccio. Non è forse così per tutti gli artisti? Come portare la propria opera in un museo, o, se libro, in una biblioteca? Non si deve attraversare l’abisso? Non c’è continuamente il rischio di cadere?

John Waters, arte pop, o banalizzazione dell’arte, fino a estinguerla. Cineasta di Baltimora, ha portato un’insegna di studi artistici con motivazioni che ci possono suonare sarcastiche. Perché l’arte? Per prestigio, piacere, gloria, profitto, passione, ecc. vorrebbe risponderci John. Ricordiamo, il suo cinema viene però considerato anche come satirico. L’insegna è stata infatti trovata per caso per strada.

Abdullah Al Saadi, laureato in letteratura inglese, ha portato parte dei suoi centocinquanta quaderni con meditazioni, progetti, resoconti, influenzato dal nihonga, tecnica pittorica tradizionale giapponese, che imparò a Kyoto. La scrittura: siamo talmente abituati al computer che occorre veramente l’appello di Abdullah per tornare alla calma, alla natura, quindi al diario. E’ innegabile l’affinità che ho sentito.

Lee Mingwei, di Taiwan, ha portato una perfomance a cui ho assistito, dal titolo When beauty visits (quando la bellezza visita): lei stessa, in costume tradizionale, fa sedere con lente movenze una persona tra le architetture di Scarpa, per offrirle un dono, poi si allontana. Anche qui sintonie. Lee ha riassunto benissimo ciò che l’artista fa, e che anch’io, nel mio piccolo, desidero fare coi miei lettori di poesia.

Per concludere, Irma Blank, coi suoi libri dove lettere e parole sono scomparse, e restano solo i colori. Forse quello che resta ai lettori dopo la lettura.

Ecco, qualche idea su qualche artista: per concludere l’argomento del padiglione degli artisti e dei libri, per quanto mi riguarda, mi piace ricordare ricordare i versi di Borges:

Io, che mi figuravo il paradiso
sotto l’aspetto di una biblioteca

NOTA. Le opere che cito insieme ad altre possono essere visionate nel catalogo degli artisti presenti alla Biennale.

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