Biennale di Venezia 2017 – Il padiglione della terra

Il padiglione della Terra ci pone una domanda capitale, oggi, che non può non tenere conto della sopravvivenza stessa del pianeta. Il riscaldamento globale, l’inquinamento diffuso, non sono più argomenti da élite ecologiste, se mai lo sono stati, ma mettono in gioco la nostra stessa sopravvivenza. Un gioco, però, che stavolta rischia davvero di darci scacco matto. Infatti, è la follia che contraddistingue il nostro atteggiamento verso l’ambiente.Questa volta ho posto e sottolineato le domande, come aspettando una risposta.

Ma vediamo gli artisti:

Charles Atlas: di Saint- Louis, Missouri, vive a New York; ha portato tre opere che si legano tra di loro: Kiss the day goodbay, video, che mostra quarantaquattro tramonti; Here she is… video in cui una drag-queen canta della disco-music, e Chai, un grande orologio che fa il conto alla rovescia da 18 minuti a zero, che è poi il tempo che impiega il sole a tramontare. Siamo al tramonto, noi tutti? È la fine? Si spegne il sole e non resta che il buio? Cosa succede, mentre questo accade? Solo della disco-music?

Oho Group, sloveni. Fotografie. L’occhio che si dirige verso la natura, non senza l’intrusione umana. Potrebbero parere note elegiache, lontane dalla chiassosa disco-music precedente: un’apocalisse infatti non urbana, ma di campagna. Il disinteresse totale per le questioni ambientali dell’ex-governo comunista jugoslavo ha ridotto l’interesse verso la campagna slovena ad essere l’emblema di un gesto politico di dissidenza. È quindi l’arte che deve agire nel vuoto delle istituzioni? Ma com’è possibile, se l’artista è un isolato? È una voce che chiama nel deserto e basta?

ponte sospiriMarko Pogačnik, sloveno: disegni. Prova a interpretare l’ambiente simbolicamente, passeggiando per Venezia. Può essere un mezzo per respirare, almeno momentaneamente?

Nicolás García Uriburu, di Buenos Aires. Green Venice, fotografia e pastello. Nel 1968 l’artista versò nelle acque del Canal Grande di Venezia della fluorosceina, colorandole di verde. Appartiene solo al momento della contestazione il poter vedere almeno il colore verde nella principale arteria di una città?

Bonnie Ora Sherk: vive a San Francisco. Un disegno/collage (Crossroads community (The farm)). Un’area sterile della California, ricuperata e trasformata in fattoria, con annesso spazio culturale (A living library). Come si voleva dimostrare, è ancora l’artista che interviene nell’ambiente per ricuperarlo, uscendo dal quadro nell’ambiente. Se l’artista è ascoltato: Altrimenti?

zattera a forma di frecciaThe Play (Giappone). Fotografia: Current of contemporary art, raffigurante una zattera di polistirolo alla deriva realizzata al momento dello sbarco sulla luna dell’uomo, il venti luglio del 1969. Domanda inquietante: la tecnica ci sta portando alla deriva? Ed è un bene adorare la scienza? Il Giappone, super tecnologico, esprime questi dubbi, attraverso i suoi artisti. Può essere un allarme, nella nostra folle corsa?

disegno con eschimesiKananginak Pootoogook, attivo in Canada. Un Senza titolo (Untitled), inchiostro e matita colorata su carta. Un Inuit (popolo conosciuto con il nome di Eschimesi). Profondi mutamenti culturali hanno caratterizzato gli appartenenti a questa popolazione, che vive il dramma dell’Artico, sempre più soggetto a sfruttamento. Che il futuro sia con loro, ma riusciranno?

Shimabuku (Giappone). Video: un gruppo di scimmie davanti a un mucchio di neve, in un paesaggio arido. Ovviamente le scimmie sono curiose; ma c’è da sapere che furono portate in Texas dal Giappone, dove la neve è invece abituale. Da cui il titolo: The Snow Monkeys of Texas – Do snow monkeys remember snow mountains? Le scimmie delle nevi si ricordano la neve? E noi, siamo diversi da loro, in questo?

tartaruga stilizzataErika Verzutti: (San Paolo, Brasile) Turtle: cartapesta, struttura in ferro, polistirolo, bronzo, ceramica e colore a olio: uova di bronzo nel carapace dell’animale. È la tartaruga che porta sul dorso le proprie uova, come noi potremmo anche fare?

Marie Voignier (Francia): film. Sul Safari. La violenza bruta dell’uomo sulla natura animata ma indifesa di fronte alle sue armi. Ma non facciamo anche noi parte della natura?

Petrit Halilaj: (Kosovo): tappeto kilim del Kosovo. L’artista è sempre stato attirato dalle falene e dalla loro attrazione verso la luce. L’insetto che si trasforma nella farfalla ci può dare un briciolo di speranza? Almeno un suggerimento?

strati di erba e terraMichel Blazy (Francia): goccia a goccia su strati di fogli. L’artista mischia materiale organico a tecniche tradizionali di pittura. La natura stavolta entra nell’arte, non ne esce. Una delle soluzioni, può essere il ritorno all’interno?

Julian Charrière, svizzero che vive in Germania. Installazione: Future fossil species. Saremo quindi il petrolio del futuro?

Thu Van Tran: fotogrammi. Dal Vietnam alla Francia, e il problema della relazione tra i consumatori e i produttori di materie prime.

Sam Lewitt: vive a New York. Indaga sulla produzione di energia, ponendoci implicitamente la domanda sull’entropia.

Michelle Stuart (New York). Fotografie: Ring of fire. Rimarrà di noi solo un mosaico di ricordi?

Koki Tanaka (Giappone): Of walking in Unknown: azione: camminata da casa sua alla centrale atomica più vicina.