Biennale di Venezia 2017 – Il padiglione degli sciamani

Il padiglione degli sciamani propone una tematica, quella del sacro, bistrattata nel secolo precedente, verso la quale c’è ancora del pregiudizio, rimasto come scia ideologica, specialmente in luoghi conservatori come la provincia. In realtà, all’inizio del XXI secolo, il problema è centrale. La missione dell’artista può anche essere presa alla lettera, quindi.

Ma veniamo agli artisti stessi:

la tenda alla biennaleErnesto Neto, di Rio de Janeiro. Paxpa, installazione (2014): il video è disponibile sul sito della Biennale. L’artista ha ricreato una tenda “Cupixawa”, luogo d’incontro, di rito, e politico degli indios Huni Kuin, mostrando la via di civiltà diverse dalla nostra, come quelle ingannevolmente dette “primitive”: il rito influenza la società, rigenerandola; di qui la dimensione politica. E per il rito ci si incontra, tenendosi anche per mano. Certo, esperienze a volte molto differenti dalla nostra mentalità malata di materialismo, quelle dei “primitivi”, ben a contatto tra natura e senso del divino.

Naufus Ramírez Figueroa, nato in Guatemala, vive a Berlino. Third Lung, acquerello su carta. 2016. Propone sedute spiritiche per mettersi a contatto con specie di uccelli estinti. Le radici maya dell’artista si esplicano in un richiamo all’altro mondo tramite fischietti che riproducono i versi degli uccelli. Ma scomparsi, quindi l’angoscia del tramonto della natura. C’è da ricordare che in diverse culture gli uccelli richiamano le anime dei morti umani.

Rina Banergee, nata a Calcutta, vive a New York. When signs of origin fade… Materiali vari. 2017. L’India, con la sua millenaria storia di spiritualità, si affaccia alla nostra attenzione con quest’artista. Arrivare al trascendente attraverso una fantastica interpretazione della realtà. Intendendo come realismo fantastico (definizione data all’artista), anche la capacità di creare nuova realtà, senza necessariamente uscire dalla propria.

globi neri illuminatiYounès Rahmoun. Vive in Marocco. Taqiya-Nor, 2016. Berretti, resina, struttura metallica, lampadine, cavi elettrici ed elettricità. Ricerca della luce, mistica sufi che si immerge nei nomi conosciuti e sconosciuti di Dio. Sotto un berretto c’è una testa, pensante, e che sceglie. Ma qui sotto il berretto c’è luce, Nor in arabo, da cui parte del titolo.

Enrique Ramírez. Cileno, vive a Parigi. Un hombre que camina, 2014. Video. L’uomo che cammina ha una maschera, quella usata per deridere i conquistadores, e accompagna le anime dei morti nell ‘al di là. Memorie di una identità oppressa anche in epoca recente (v. Pinochet), ma che risale all’origine delle nazioni latinoamericane, intese come meticce. La loro proposta sul trascendente è sempre affascinante, tra barocco (come nel caso anche della maschera dell’uomo che cammina), e contemporaneo. Rivivendo quel realismo magico alla García – Marquez, di Cent’anni di solitudine, in cui i due mondi si compenetrano, ed è forse la proposta più bella dell’America Latina.

Ayrson Heráclito, brasiliano, O sacudimento…video 2015. Il mistero delle religioni africane, anche trapiantate nelle Americhe, dove, come in Brasile, rivivono in sincretismi. La tratta degli schiavi neri è qui anche occasione spirituale, per quanto assurdo possa sembrare. Dalla tragedia incontri tra religioni. Gli alberi del video sono inoltre del rito dello scuotimento, per allontanare gli spiriti dei morti, a Recôncavo o a Bahia.
Allontanare da sé il sacro, come è avvenuto, anche collettivamente, si è dimostrato l’opposto di una soluzione. E sentire un altro mondo vicino rasserena e può illuminare. Questa la proposta degli artisti di questo padiglione. Lontani dalla superstizione e dal fanatismo, anche omicida, di cui si camuffa il male, e che ci insegue nella realtà e negli incubi, possiamo accarezzare anche noi, quindi, la sfera del sacro con un sorriso.

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