API di Julius Keleras

Vedi, come s’arruffano i capelli
a piccole ragazze non pettinate
un mattino d’estate davanti allo specchio?
Vedi, come piccole ragazze indicano alla mamma
un the di lamponi, dove sfrega con l’ali un caduto?

Le api, lo stesso e altro: la forma l’energia i vestiti.
(Solo non vediamo l’aria,. dove respirano, non vediamo
il nettare del fiore) volano nel vento, si puntellano nella pioggia
dopo seccano le ali strisciando sul davanzale.

Nelle case vuote non si sa da dove a volte si trova
che volino, cercano ciliegie e rose, marroni, nascosti
motori, si tendono dapprima, dove sopra i prati
ancora solo il sole prende a predisporsi a levarsi

atterra sulla tua bambola, cerca
di raccontare qualcosa alla rosa,
si stanca sul tuo abito a fiori
cala e va lentamente fino a ubriacarsi
sulla tua mano; non aver paura,
subito, vedrai, si-alzerà in volo.

Non ha nome, il suo volto come gli altri,
spesso solitaria, ma ritornata nell’alveare
chiude gli occhi e sogna
di nuovo con l’ali vince l’aria.

E, a proposito, non sono motori
quei loro cuori marroni palpitano
nei piccoli
ben avviati corpi.

Julius Keleras

Traduzione di Claudio Barna pubblicata su Poesia Contemporanea a cura di Eloisa Guarracino (Nomos Edizioni)

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