Alma mater studiorum

Perché studiare lettere classiche? Già lettere è un azzardo. Perché quindi “appesantirsi”? Quante critiche ho sentito, eppure ero convinto.

Cosa ho trovato negli antichi? Finalmente la libertà: di pensiero, di vita, di comportamento. Lontani anni-luce dalle polemiche ideologiche di quegli anni. Un mondo tramontato? Ora, questi studi sembrano avere schiere di nemici, e isolati amici, e pochissimi. È che hanno fatto di tutto per spazzarli via, e ci sono quasi riusciti.
Prima, coll’assurda contrapposizione tra scienza e umanesimo; era una posizione interessante, mossa anche da ragioni politiche, che volevano affermare il totalitarismo: già nell’ideologia futurista i primi veleni. Nell’ex URSS fu così: sradicarono il latino dalle scuole superiori, lasciandolo, in corsi elementari all’università.

Oggi che l’URSS è caduta, si possono vedere i risultati, a meno di essere dei fanatici: il danno fu immenso e tuttora irrimediabile, perché manca l’ossatura degli studi letterari. Questa è basata sulla letteratura nazionale, ormai. Come notava Jan Patočka, il togliere lo studio del latino e del greco che erano letterature sovranazionali, portò al nazionalismo, allo sciovinismo e, per finire, al nazifascismo.

Comunque il risultato fu raggiunto: divisi arbitrariamente i campi del sapere, la letteratura divenne emarginata. Io stesso, che mi definisco “letterato”, vedo come delle persone pur colte hanno difficoltà a capire questa definizione, tanto che, per lo più, passo come “linguista”. Per il popolo poi, è una definizione aliena. È che si è perso il significato delle parole greche e latine, in seguito all’eclissi della loro cultura. Così, parole importanti come “democrazia” e “repubblica” cominciano a diventare incomprensibili.

 

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